Associazione di Clown e lavoro

Piccola sorella Maria Cristina ci racconta il sentimento di misericordia che ha la grazia di vivere sia nel suo luogo di lavoro, sia attraverso l’associazione di clown, che opera in ospedale.

Quando sento la parola misericordia vedo con gli occhi del mondo invisibile un immenso cuore rosso che avvolge tutta la terra e si espande in tutte le galassie … un cuore pulsante di vita … In effetti l’amore è il “campo gravitazionale” in cui Dio ci ha posti, è lui che ci sostiene, ci dà movimento e vita. L’invito di Gesù a rimanere nel suo amore, è un invito a non fare un passo senza rimanere in Lui e nella forza del suo amore. Il suo amore è diverso da tutto il resto, è l’origine di tutto, è la frequenza generatrice di ogni cosa. Gesù venendo sulla terra ci fa sperimentare la gioia di ricollegarci con Dio e ritornare in armonia con LUI. 

Il vocabolo amore-misericordia viene da una parola ebraica “hèsed”, che è compassione, tenero affetto, fedeltà, profonda commozione, gesti di meravigliosa bontà. “Hèsed” è il modo viscerale con cui Dio ama, ci ama, con una benevolenza senza limiti. Vivere la misericordia significa scegliere ciò che Dio desidera per noi: perdono, pace, benessere, condivisione. Allora come non mettere le ali a questo cuore perché il suo amore si diffonda intorno a noi, nel nostro quotidiano…?

Quando, quasi dieci anni fa, sono entrata a far parte di un’associazione clown che presta servizio in ospedale, desideravo, e desidero tuttora, entrare in contatto con questo mondo sofferente attraverso il mio cuore, più che con le parole e la mente. Facendo animazione teatrale ho avuto la conferma che sono clown “dentro”, cioè comunico e faccio vibrare il cuore con i gesti, col sorriso più che con il trucco e i vestiti strani …

Per esempio, quando entro in una stanza d’ospedale, dove uno o più malati sono alla vigilia di un intervento, l’atmosfera è pesante, piena di tensione e di timori, ben fondati, certo. Con il mio collega clown ci presentiamo come i nuovi dottori che interverranno il giorno seguente … È una “gags” per rendere più leggera l’atmosfera. Io, dopo un po’ di battute, aggiungo: “Domattina sarò presente anch’io all’operazione, ma non è uno scherzo questo! Sarò veramente vicino a voi in modo invisibile ma reale”.  E il nostro naso rosso – a volte gliene regaliamo uno – sarà un modo di ricordare la nostra vicinanza piena di umanità.

Realizzando l’angelo della gioia, un’icona, ho disegnato un naso rosso appeso al collo dell’angelo, messaggero di gioia appunto. Un amico mi ha detto: “Bello aver appeso un cuoricino rosso”. Il naso rosso di noi clown è un segno del messaggio che desideriamo portare: la gioia trasmessa da cuore a cuore …

I bambini sono attratti dal colore, dal gioco, dai suoni magici e i loro occhi brillano … I genitori si sentono sollevati vedendo che i bambini, pur in un ambiente estraneo al loro quotidiano, come può essere l’ospedale, non perdono questa capacità di meravigliarsi della vita.

Per questo due anni fa’ ho cominciato con un’altra associazione – i “Tessitori di voce”– ad andare in pediatria. A due a due proponiamo dei momenti di lettura ai giovani pazienti. È un modo di far entrare la vita in ospedale, di collegare l’esterno con le stanze dei bambini malati. Leggendo si tessono relazioni; per un momento i bambini lasciano il personal computer o la televisione, i genitori “staccano la spina”, escono per una boccata d’aria o un caffè, i bambini esprimono cosa interessa loro di più in quel momento … libri d’avventure, di viaggi, favole magiche, storie d’animali.  Un giorno siamo entrati in una stanza con la mascherina sul volto perché il bambino proveniva da un reparto oncologico ed aveva delle cure speciali. Mi ha accolto subito con queste parole: “Ma tu sei un clown!”. La mascherina nascondeva il mio sorriso ma non poteva impedire ai miei occhi di sorridere … Abbiamo trascorso un’ora serena, intensa, in cui il bambino in presenza della mamma ci ha mostrato tutto quello che gli interessava della vita, quanto lo appassionava … Ora è nelle braccia del Padre, in cielo, dove esiste, vive e rimane solo ciò che è visitato dall’amore, ciò che fa scaturire amore, ciò che conduce all’amore, che risveglia amore, che canta amore, che semina amore, che illumina amore, che ama l’amore,  che ama e si appassiona per la vita.

A volte ai più piccoli chiedo se hanno paura del lupo, c’è tutta una simbologia dietro … Ricordo le mie paure infantili di fronte al buio, all’ignoto … Allora propongo loro il libro del lupo diventato amico di san Francesco, scritto da Chiara Frugoni. Un vecchio lupo, solo, si avventura nel bosco e razzia e terrorizza animali e uomini sino a quando gli abitanti del paese si rivolgono al frate d’Assisi che passa di lì. Il futuro santo promette di aiutarli e si avventura, a sua volta, nel bosco. Anche Francesco ha paura ma ha promesso e rimane. Prosegue il suo cammino, ormai avvistato dal lupo (ma lui non lo sa). Si addormenta ignaro … Ma quando la belva si avvicina all’incauto frate, sente che emana un odore così buono (è quello della bontà ) che ne rimane stregato. Quel profumo ha il potere di trasformarlo in un mansueto cucciolone che vivrà nel paese, amato da tutti …

Oppure propongo il libro di Asa Lind “Il lupo sabbioso ”. Racconta la storia di Zackarina, una bambina dolce e sveglia che abita una casa vicina al mare con la  mamma e il papà – e di lupo sabbioso, il suo impalpabile amico dorato, venuto fuori, chissà come, dai granelli di sabbia. È una bambina curiosa che fa tante domande. Tra loro nasce un’amicizia straordinaria che si consolida in un rapporto reale fatto di giochi, di sogni, di aspettative … Sorretta dalla saggezza del lupo, la bimba vince le sue paure, supera le sue incertezze e affronta con coraggio le difficoltà della vita.

 C’è un altro splendido libro per tutte le età, poiché tocca il cuore di tutti quelli che l’ascoltano: “ Tu sei speciale ” scritto da Max Lucado. Un piccolo popolo di legno, scolpito da un falegname di nome Eli, passa il tempo ad appiccicare stelline agli altri come apprezzamento e bollini grigi in segno di disapprovazione. Il protagonista, Pulcinello, riceve solo bollini grigi fino a quando scopre la possibilità che i bollini non rimangano attaccati al suo corpo.  Il Pulcinello che è in ciascuno di noi scoprirà il segreto incontrando Eli: “Conosco il tuo nome … ti ho fatto io … non giustificarti con me, figlio mio … non mi importa di quello che pensano gli altri di te. E non dovrebbe importare nemmeno a te … Importa solo quello che penso io. E io penso che tu sia davvero speciale. Gli adesivi si attaccano solo se per te vogliono dire qualcosa. Più sarai sicuro del mio amore e meno ti importerà dei loro giudizi … Ricordati quanto sei importante per me. Tu sei speciale perché ti ho fatto io. E io non faccio errori.”

 Il mio quotidiano sono anche le sei ore di pulizie giornaliere per sei giorni alla settimana nella casa famiglia dove lavoro da dieci anni. Grandi pulizie, ma anche piccoli gesti di attenzione alle persone anziane private della casa in cui hanno vissuto una vita, dei loro spazi, delle loro abitudini, conoscenze e interessi. Nei ritagli di tempo cerco di soddisfare quello che fa loro piacere: curare una piantina ornamentale, procurare un oggettino simpatico, intonare un canto degli anni ’30 o una melodia gregoriana, cercare qualcosa di dolce o appetitoso o un caffè. Piccoli gesti che li fan sentire vivi, con cui esprimo quello che ho nel cuore: tu sei prezioso ai miei occhi … Non è quello che faceva Gesù accettando un invito a cena, un profumo, preparando la colazione ai suoi amici stanchi dopo una notte infruttuosa? Che sia questa la misericordia? Una attenzione ai piccoli, a chi è stanco, preoccupato, con un peso sul cuore o sulle spalle … Venite a me, ci dice, e io vi dono sollievo, riposo, ristoro, vi faccio entrare nella vibrazione dell’amore, nel mio cuore.

 

Signore dolcissimo,
tu che sei il cuore stesso dell’amore e della gioia,
tu che stai alla porta  del nostro cuore e bussi, entra,
ti preghiamo, entra e abita in noi.
Quando tu abiti il nostro cuore
abbiamo la forza, l’umiltà e l’intelligenza
di aprire la porta del nostro cuore
solo al perdono, alla compassione,
alla gratitudine, alla gratuità, al sorriso.

 

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