Come viviamo

Vivere nello spirito di Nazaret

Accogliere ogni persona come un fratello, una sorella
Gioire di tutto ciò che costituisce il nostro quotidiano

 

 “Vogliamo vivere la nostra missione nello spirito di Nazaret, in vicinanza e solidarietà con le persone a cui siamo mandate, in uno stile di vita semplice e sobrio, mantenendo sempre l’ “opzione preferenziale per i poveri”.

La missione diventa autentica quando è sia ricevere che donare, quando accettiamo di accogliere lo Spirito del Signore attraverso le persone a cui siamo inviate; allora il cerchio dell’amore può crescere all’infinito”  (Capitolo 2007)

“… Il Signore si è fatto uno di noi, perché noi possiamo credere al suo amore e , come Lui, possiamo dire a ciascuno quanto è prezioso. Che la mia vita sia questa Parola detta a tutti quelli che mi circondano . E’ il mio desiderio e la mia gioia!
I miei amici di oggi sono delle persone isolate dalla malattia, dall’età, dalle avversità della vita che mi restano fedeli con la loro amicizia.”
(Montpellier – Francia)

 

“Qualche settimana fa io e Nadia abbiamo trascorso alcuni giorni in foresta insieme ad una coppia amica (Mobuka et Gakenga), le loro due bambine, Yenga et Lundi, e Benga la loro cugina.
Benga, una bambina di circa 7 anni, era la nostra guida nelle piste della foresta, io ero dietro di lei ed ho beneficiato di tutta le sue attenzioni: mi segnalava tutto quello che poteva essere pericoloso per me e se restavo un po’ troppo indietro mi aspettava. Il tutto senza dire una parola, ma i suoi gesti parlavano più di mille parole.
Continuo a non capire niente della loro lingua “bakà”, ma il loro linguaggio d’amore, di semplicità, di generosità e di solidarietà lo capisco benissimo.
Sono andata con le bambine a cercare funghi, che i bakà conoscono benissimo. Non c’è pericolo che si sbaglino. La foresta provvede completamente ai bisogni quotidiani dei bakà, che sono suoi figli da sempre e per sempre. Si riposano in essa come un re nel suo castello. Con loro ho conosciuto la vera povertà, credevo di essere povera, ma in realtà ho ancora molta strada da fare .

Durante questo tempo, il vedere vivere Mobuka et Gakenga con i loro figli mi ha ricordato dei momenti vissuti nell’infanzia, con la mia famiglia. Per esempio ho ricordato i miei genitori vedendo Mobuka e Gakenga che parlavano lungamente tra di loro, dopo che i bambini si erano addormentati. Sono una coppia con una fede molto profonda, pregano, cantano insieme. E’ molto bello vederli. Non vuol dire niente essere poveri quando c’è l’amore .
Ormai, dopo questi giorni passati insieme, la relazione è cambiata, è nata un’amicizia molto profonda, più solida.”
( Piccola Sorella Iris, onduregna –  in stage alla fraternità di Salapoumbe – Camerun)

 

“Quello che colpisce, arrivando nel quartiere, sono tutti questi volti così diversi: africani, indiani, asiatici. Eccomi invitata ad una conversione di tutto il mio essere: di ciò che penso, di ciò che vedo, di ciò che sento, di ciò che provo profondamente. Sono invitata a un dialogo nella verità, a un cammino di convivialità, perchè tutte queste diversità possano vivere insieme.
Una vera sfida quando si vive in queste periferie cosmopolite. ”
(Francia)

 

“Desidero Nazaret”.
“Si sa che l’amore ha come primo effetto l’imitazione .
Perciò io voglio imitare la vita nascosta dell’umile e povero operaio di Nazaret.”

( Charles de Foucauld)

 

 

Il lavoro è un aspetto costitutivo e dunque importante per ogni persona: è un mezzo di sostentamento, un contributo per la vita d’insieme, a volte pure una missione. Perché non dovrebbe essere così anche per me, che prima di essere sorella, o proprio per esserlo, sono chiamata ad essere donna?
( riflessione di una piccola sorella – Italia)

 

 

“Vivo il mio Nazaret come presenza nel quartiere, incontrando soprattutto le famiglie che preparano il battesimo dei loro bambini. Quest’anno erano un gruppo di sette bambini di età compresa fra i 6 e i 10 anni.
Ho vissuto con loro momenti di condivisione, di gioia, di meraviglia per ciò che il Cristo fa nel cuore di ciascuno.
Visitazione“, presenza di Gesù nei nostri incontri, Lui, il Vivente nella vita di questi bambini.
Una presenza che ho scorto anche nei bambini delle elementari, a cui quest’anno ho insegnato religione per 4 ore settimanali. E’ stata una occasione per creare dei legami di vicinato con alcuni di questi bambini che abitano accanto a noi e che erano molto meravigliati di scoprirmi come loro vicina.
Visitazione” presenza nascosta, ma reale di Gesù fra di loro.”
(Mulhouse – Francia)

 

 

“Gesù di Nazaret ci guida ad essere presenti dove ci sono sorelle e fratelli che soffrono, dove ci soni i poveri, i rifugiati, i clandestini, i disoccupati,[…] le minoranze oppresse, le vittime della violenza, del razzismo, della solitudine, della persecuzion. Ci manda fra i milioni di persone vittime e del disordine strutturaleche regna nel mondo. Vogliamo riservare particolare attenzione ai giovani, in una società in cui un gran numero di loro non ha prospettive per l’avvenire. A volte, davanti a tante persone ferite dalla vita, possiamo provare scoraggiamento ed impotenza, ma la nostra vocazione ci invita a non fuggire, a rimanere, a vivere la compassione, ad essere testimoni di quella speranza che va oltre ogni segno di disperazione e di morte”.
(Capitolo 2007)

 

 

“Dio per salvarci è venuto verso di noi,
si è mescolato a noi in un contatto stretto e familiare”

(Charles de Foucauld)

 

 

“Il nostro amore non deve forse essere umile, rispettoso degli uomini? Può darsi che abbiamo dato il nostro tempo, la nostra vita, ma senza pensare di donare noi stessi in una amicizia umile e vera.
L’amore dell’amico zittisce ogni facile critica, mette un pregiudizio di simpatia, evita soprattutto l’ironia su questioni di razza”.
(p. Voillaume in una conferenza a S.Paolo il 1 dicembre 1953).

“Ognuna delle novizie è stata mandata a fare uno stage in un paese diverso dal suo ed io ho avuto la fortuna di essere mandata in Madagascar. Un cambiamento grande, purificante, che mi ha fatto molto bene .. mi è piaciuto molto!
La difficoltà principale è stata la lingua; il malgascio è bello, ma difficile, non bisogna pretendere di assimilarlo in qualche mese! Le attenzioni e le spiegazioni delle nostre sorelle mi hanno reso questa tappa meno pesante.
Una bella occasione per scoprire un altro modo di vivere, di pensare, di manifestare la fede . apre l’orizzonte non solo dello sguardo, ma soprattutto del cuore e ci permette di accogliere quello che Dio vuole dirci attraverso l’altro, per quanto differente sia.
La vita quotidiana, la condivisione con le nostre sorelle e con le giovani in formazione mi offrivano sempre delle nuove scoperte; ho ammirato la loro semplicità e disponibilità! E io come un bambino le guardavo e facevo attenzione ad ogni minima cosa; ho dovuto persino imparare ad accendere il carbone per cucinare.”

 

Le Fraternità vogliono essere dei focolari che irradiano l’amore fraterno, da dove sgorga il Vangelo dell’amore e della pace” 
( Costituzioni 37)