il mio vissuto a Antananarivo

quartiere di Ampefiloha

Piccola Sorella Cathe, ha vissuto molti anni nella fraternità situata in un quartiere popolare di Antananarivo. Ora, in procinto di prendere un tempo sabbatico, ci parla di alcuni aspetti della vita del quartiere e di ciò che vivono le piccole sorelle.

Ecco qualche briciola del nostro vissuto.
La fraternità si trova in mezzo a una popolazione molto povera, nella parte periferica della capitale: disoccupazione, problemi di salute, difficoltà per assumere l’educazione dei bambini, povertà umana e spirituale, sono la sorte della maggior parte degli abitanti del quartiere.
Noi cerchiamo di essere loro vicine con l’amicizia, ma non possiamo non rispondere, secondo le nostre possibilità, ai bisogni primari della gente quali l’educazione, la salute, la promozione umana e l’evangelizzazione.
Piccola sorella Emma assume il coordinamento della scuola parrocchiale, dove si dona senza riserve. I genitori vengono sempre più numerosi per iscrivere i loro figli, perché l’insegnamento è serio e i risultati scolastici eccellenti: 100% i promossi all’esame di stato! Gli iscritti sono più di 600. Ma ce ne sono tanti altri, sia della scuola primaria che di quella secondaria, che sono rimasti esclusi, e bisogna aiutarli ed accompagnarli perché, frequentando altre scuole, perseverino e non si scoraggino!

Numerose famiglie, soprattutto donne sole con figli, non hanno il necessario per vivere e per mandare i bambini a scuola. Per far fronte a questi problemi, abbiamo aperto, ormai da diversi anni, un laboratorio di ricamo. Piccola sorella Voahangy, insieme ad un gruppetto di responsabili, cerca di dare lavoro alle donne più in difficoltà e , nello stesso tempo, le stimola a essere solidali tra di loro. Attualmente le donne che lavorano per questo laboratorio sono 240. Recentemente hanno organizzato una gita in una località ad una quarantina di chilometri da Antananarivo, è stata una buona occasione per conoscersi, per uscire dal proprio ambiente e svagarsi, un vero lusso per queste donne. Molte di loro sono ritornate raggianti!
Siamo anche presenti in un centro sociale gestito da una ONG, che cerca di rispondere ai bisogni del quartiere riguardanti la salute. Avendo lavorato per diversi anni in questo centro, ne parlo con emozione perché vi ho vissuto delle esperienze molto forti. Dovendomi assentare per un tempo sabbatico, una nostra sorella mi ha sostituito. L’opera di questo centro tocca diversi aspetti: oltre al dispensario c’è il recupero nutrizionale per i bambini sotto i 3 anni, la distribuzione di pasti agli anziani poveri e soli, la distribuzione di terapie a persone affette da tubercolosi e un accompagnamento nel caso di ricovero in ospedale dei più poveri.
Al dispensario accogliamo tutti i malati che vengono per farsi curare, ma con un’attenzione maggiore per i più poveri, che spesso non riescono nemmeno a pagare la partecipazione minima richiesta. Aspettano a venire quando la situazione è veramente critica e noi dobbiamo assumerci le spese del ricovero in ospedale, le cure e anche i pasti. Non potremmo assumere questo servizio senza la solidarietà di tante persone che ci sostengono con il loro aiuto.

Con la crisi politica del paese, il potere di acquisto delle famiglie diminuisce ogni giorno e, nelle visite a domicilio, nelle consultazioni e al momento delle campagne per le vaccinazioni, constatiamo che aumenta il numero dei bambini denutriti. Ho notato che molte volte le mamme con questi piccoli così fragilizzati, non osano nemmeno più parlare della situazione del bambino; la loro angoscia è talmente forte e la situazione tragica, che si chiudono nel proprio silenzio. Allora dobbiamo usare tutte le nostre energie e la nostra forza di persuasione perché la mamma accetti di ricoverare il bambino per salvarlo.
Per molti altri bimbi, che non hanno bisogno di ricovero, il centro sociale organizza un accompagnamento medico sistematico ed un aiuto per la nutrizione.

Se la povertà materiale e umana è tragica ed evidente, la povertà morale e spirituale non è meno presente. In che modo essere testimoni e messaggeri della Buona Novella in questo Nazareth? La nostra parrocchia è ben organizzata ma la maggior parte delle forze sono impiegate per le attività dei movimenti parrocchiali, mentre la parte spirituale è facilmente trascurata. E’ una preoccupazione per noi.


Abbiamo preso l’impegno della formazione dei catechisti e con un’équipe di responsabili cerchiamo di organizzare un miglior accompagnamento dei gruppi; è un grosso lavoro. Dobbiamo avere un’attenzione particolare per i bambini in difficoltà, ma anche per i loro genitori. Una sorell segue i genitori che chiedono il battesimo per i loro bambini e lavora in gruppo con altre persone che fanno la formazione biblica. Un’altra sorella accompagna l’équipe dei giovani animatori del MEJ (Movimento Eucaristico Giovanile).
Vi ho tracciato un piccolo panorama di quello che viviamo nella nostra fraternità, ma non posso dimenticare tutte le persone che bussano alla nostra porta, sovente gente in grande difficoltà, che viene a cercare da noi ascolto ed attenzione.
Ecco tutto ciò che porto nel mio cuore; tutto il vissuto e le relazioni create resteranno presenti in me durante l’anno sabbatico, che ho la grazia di poter vivere in questo momento.

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